Where your heart is..

Quando siamo piccoli ci educano a seguire il nostro cuore, che i sentimenti sono la parte più importante. Ci ammaestrano a nascondere le emozioni di odio, rancore, invidia, malinconia, a mostrare al mondo volti sorridenti e pieni di fiducia. Diventiamo così bravi a sorridere che ci dimentichiamo perché lo stiamo facendo, cosa ci fa stare davvero bene.

La verità è che ci insegnano ad essere una persona qualunque, che nella realtà non esiste, una persona considerata “per bene”, una figura carica di doveri etici ma priva di una spinta interiore. Non ci spiegano che i sentimenti negativi sono parte di un problema, che, se non affrontato, non ci renderà mai liberi o in pace. Non ci preparano a fronteggiarlo ma solo ad aggirarlo e a lasciarlo ruotare in un angolo, un vortice che diventa via via sempre più grande, che alla fine ci ostacola, diventando un’ombra. Perché quando siamo tristi, malinconici, insoddisfatti, arrabbiati o infelici, ci dobbiamo anche sentire in colpa per i sentimenti che proviamo, perché non siamo, in quel momento, delle “brave persone”. Per questo non ci poniamo quell’unica domanda che andrebbe fatta: “Perché sto provando queste cose?”. Se iniziassimo a risponderci, se cercassimo quel “perché” capiremo finalmente che quella sensazione è “solo” un indicatore che le cose per noi non vanno, che qualcosa deve cambiare.

Alcuni sviluppano con questa parte oscura, una sorta di familiarità, ci scherzano, ci ridono sopra o la odiano ma la trattano sempre come una cosa impossibile da cambiare che ormai fa parte di loro. Dimenticano quello che è: un indicatore e come tale deve essere trattato. E’ uno strumento, non il fine o una cosa permanente del proprio essere.

Quando un bambino è arrabbiato ha un motivo. Quando è un adulto ad essere arrabbiato ce ne sono tanti. Sono tutte le volte che abbiamo detto di sì invece che no; quando ci abbandoniamo alla tristezza invece di lasciar andare o cambiare la cosa o la persona che ce la procurano. Tutte le volte che rinunciamo a ciò che ci fa stare bene per paura, per comodità, preferendo invece invidiare le cose che possiedono gli altri. Passiamo la vita a invidiare le cose degli altri, in un circolo di sguardi infiniti che si concentrano verso l’esterno, che vedono vuote le proprie mani, i propri cuori e la propria vita. E infine tutte le volte che si critica sé stessi, non riuscendo a vedere i pregi che abbiamo e, invece di coltivarli, li chiamiamo difetti solo perché ci rendono diversi dagli altri. A tanto arriva la nostra paura.

Per tutte queste cose crescendo il nostro cuore si perde e quando lo portiamo in una relazione, semplicemente non c’è, sostituito dalla sua ombra. Consegniamo questo cuore arido e preghiamo perché qualcuno non ne veda la deformità; se quel qualcuno rimane, viviamo nella paura di perderlo o che prima o poi si accorga che qualcosa non va in noi e se ne vada, lasciandoci spezzati, vuoti e consumati di tutto quello che di buono avevamo, come se non fosse mai esistito.

In realtà, in una relazione, quello che si porta è uno specchio che riflette noi stessi e l’altro alla fine non può vedere che quello che gli mostriamo: le nostre paure.
Il nostro cuore però non è con chi c’è o se n’è andato, le nostri doti migliori non se le può portare via nessuno perché queste non esistono a causa o per l’altro. E’ tutto qui, esattamente dov’è sempre stato, dentro di noi. Basta ascoltare, basta smettere di pensare a come debbano essere le cose, a quello che si suppone sia la cosa migliore “generalmente”. E’ dire ogni giorno di sì alle cose che ci piacciono e ci fanno star bene, anche quando nessuno lo comprende. E’ darsi il tempo di capire cosa vogliamo e poi avere il coraggio di andare a prenderselo, anche se questo significa lasciare indietro delle cose che non vanno più bene ma che, per varie ragioni di comodità o insicurezza, portiamo ancora con noi.

Solo allora quel sorriso e quella gentilezza che fin da piccoli ci hanno inculcato come essere la cosa giusta da fare, ci verrà di dare spontaneamente agli altri, come un riflesso incondizionato del nostro cuore.

 

I commenti sono chiusi.