La ragazza del treno

Tutti racchiusi nei loro piccoli mondi, le braccia incrociate sul petto o lasciate penzolare, inermi, lungo il corpo con solo le dita che si stringono attorno al vuoto. Gli sguardi duri, freddi, sfuggenti e pieni di un qualcosa di vago, di noia forse.
Fra tutti questi piccoli mondi che si incrociano senza tuttavia toccarsi, c’è il suo. E’ esile la sua figura, oscilla un poco seguendo il ritmo di una canzone che canticchia solo nella sua testa. E’ alta ma non sembra, appare tanto magra nonostante il lungo e largo cappotto nero, che pare appoggiato su di lei come per caso. A differenza degli altri, il suo sguardo è mobile, saetta sui contorni definiti del paesaggio, fermandosi su questo o quel particolare. Quando i suoi occhi trovano qualcosa, sembrano diventare più scuri, rimangono cisposi, mentre serra le labbra che, tremanti, mormorano una o due parole di un discorso che sta prendendo forma nella sua mente.

Colgo il suo respiro, appena trattenuto e infine rilasciato pensando a che tipo di emozione l’abbia colta, a cosa ha fatto ingrandire il suo mondo di un altro particolare, di un altro sogno.
Dovete immaginarvi una ragazza dai capelli disordinati ma dagli occhi enormi, spalancati, pronti ad inglobare più informazioni di quanto il suo magro corpo possa contenerne. Non la definireste bella, ma c’è qualcosa in lei che vi fa soffermare lo sguardo un po’ di più dei pochi secondi dettati dalla curiosità. Qualcosa di indefinito, rude ed incompleto, che unisce il suo volto, i capelli,  il suo modo di camminare e muoversi che su di lei vi sembra appropriato, su qualcun altro, anche uno solo di questi elementi, stonerebbe.
E’ lei una di quelle persone che aspetta da sempre una frase, uno sguardo, che possa indurla a uscire dai mondi dove da sempre abita, sola. E’ lei una di quelle persone che sembrano sempre distanti, staccati dalle cose terrene. Passano sopra alla realtà in punta di piedi, perdendosi gran parte delle cose, ma vivendo in quello più accogliente e sicuro delle proprie fantasie.
Non è la realtà a farle paura, ma la possibilità che i suoi sogni finiscano, che un giorno smetta di immaginare e si trovi a fissare il vuoto con le braccia a ciondoloni, aspettando semplicemente un treno.

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