..e in mezzo al…

..e in mezzo al tempo, proprio nel mondo, quando meno te l’aspetti, c’è qualcosa che ti ricorda che esiste la magia, che ciò che unisce tutte le creature, tutto, va al di là di ogni ragione e quando è scoperta però, è la ragione stessa che porta avanti la sua concretezza e ti permette di conoscerla. Perché se vi è un principio ogni volta che l’uomo si accinge a scoprire qualcosa di più sul mondo è questa la causa e la “meraviglia” è il modo. 

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicchè, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c’era pressochè tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all’agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E’ evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa. (Aristotele, Metafisica I,2,982b)

Ma per avere quella primaria sensazione, per riuscire a trasmetterla agli altri, quella sorta di follia, quello spirito inquieto che ci ha permesso di coglierla, deve rimanere. Così drammaticamente sublime: essere ignoranti ma pronti di fronte a qualcosa, portarla alla luce col lavoro duro di mezzi culturalmente adatti, esperti. Il messaggio deve essere sempre diverso e riuscire a conservare un’innata bellezza, una sorta di mistico mistero.

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